Wednesday, March 31, 2010


"Secondo me la televisione è più forte di tutto questo, e la sua mediazione ho paura che finirà per essere tutto. Il potere vuole che si parli in un dato modo, ed è in quel modo che parlano gli operai appena abbandonano il mondo quotidiano familiare o dialettale in estinzione.
In tutto il mondo ciò che viene dall’alto è più forte di ciò che si vuole dal basso
, non c’è parola che un operaio pronunci in un intervento che non sia voluta dall’alto; ciò che resta originale nell’operaio è ciò che non è verbale, per esempio la sua fisicità, la sua voce il suo corpo.
La ferocia era terribile e all’antica; i campi di concentramento dell’U.r.s.s., la schiavitù nelle democrazie orientali, l’Algeria. Questa ferocia all’antica naturalmente permane, ma, oltre a questa vecchia ferocia c’è una nuova ferocia che consiste nei nuovi strumenti del potere, una ferocia così ambigua, ineffabile, abile, da far si che ben poco di buono resti in ciò che cade sotto la sua sfera.
Lo dico sinceramente, non considero niente di più feroce della banalissima televisione.
Io da telespettatore la sera prima e una infinità di sere prima, le mie sere di malato, ho visto sfilare in quel video dove essi erano ora un’infinità di personaggi, la corte dei miracoli d’Italia e si tratta di uomini politici di primo piano. Ebbene: la televisione faceva e fa di tutti loro dei buffoni, riassume i loro discorsi facendoli passare per idioti, col loro sempre tacito beneplacito. Mah. Oppure, anziché esprimere le loro idee, legge i loro interminabili telegrammi, non riassunti evidentemente, ma ugualmente idioti! Idioti! Come ogni espressione ufficiale!
Il video è una terribile gabbia che tiene prigioniera dell’opinione pubblica, servilmente servita per ottenere il totale servilismo, l’intera classe dirigente italiana.
Tutto viene presentato come dentro un involucro protettore, col distacco e il tono didascalico di cui si discute di qualcosa già accaduta, da poco magari, ma accaduta, che l’occhio del saggio o chi per lui, contempla nella sua rassicurante oggettività, nel meccanismo che quasi serenamente e senza difficoltà reali l’ha prodotta; in realtà nulla di sostanziale divide i comunicati della televisione da quelli della analoga comunicazione radiofonica fascista, l’importante è una sola cosa, che non trapeli nulla mai di men che rassicurante.
L’ideale piccolo borghese di vita tranquilla e perbene, le famiglie per bene non devono avere disgrazie, si proietta come una specie di furia implacabile in tutti i programmi televisivi e in ogni piega di essi; tutto ciò esclude gli spettatori da ogni partecipazione politica, come al tempo fascista! C’è chi pensa per loro; e si tratta di uomini senza macchia, senza paura e senza difficoltà neanche casuali e corporee.
Da tutto ciò nasce un clima di terrore. Io vedo chiaramente il terrore negli occhi degli intervistatori e degli intervistati ufficiali.
Non va pronunciata un parola di scandalo, praticamente non può essere pronunciata una parola, in qualche modo, vera.
"

Peiepaolo Pasolini

Friday, March 5, 2010

Me, Mine

C'è un posto che non ha eguali sulla terra....Questo luogo è un luogo unico al mondo, una terra colma di meraviglie mistero e pericolo.
Si dice che per sopravvivere qui bisogna essere matti come un cappellaio.
E per fortuna... io lo sono.

Friday, February 19, 2010

Tuesday, January 12, 2010

La republica delle banane


Carne…
consolate la mia carne
nella carne che sei
nella carne che ritornerai
solitudine della carne
dalle anime di ogni carne

Patimento della carne
Corpo sacro della carne
compassione della carne
fuoco fatuo della carne
carne e carne
la morte della carne…

Pietà della carne
lutto della carne
il buio della carne
la passione della carne
la penitenza della carne
l’estasi della carne
il caos della carne

Scandalo della carne
sacrifico della carne
e la carne che vuole carne
santuario della carne
la morte della carne

Estasi della carne
sacrificio della carne
marcire della carne
fiorire della carne
consolate la mia carne
nella carne che sei
nella carne che ritornerai
non è morto
non sei morto
nella carne